Con le conclusioni del 3 settembre 2026 nella causa C-320/25, l’avvocata generale ha ritenuto discriminatoria la politica di assunzione per l’accesso alle forze di polizia italiane derivante dall’applicazione combinata del divieto di tatuaggi visibili con l’uniforme e delle diverse regole previste per l’uniforme maschile e femminile.
corte europea di giustizia
Con la sentenza del 4 giugno 2026 nella causa C‑907/24, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la cessazione del rapporto di lavoro conseguente al rifiuto del lavoratore di accettare un trasferimento definitivo e significativamente distante, imposto unilateralmente dal datore di lavoro, costituisce un licenziamento ai sensi della Direttiva 98/59/CE.
Con la sentenza del 13 maggio 2026 nella causa C-155/25, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha dichiarato incompatibile con il diritto europeo il sistema italiano di utilizzo dei contratti a tempo determinato per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) delle scuole statali.
Con sentenza alla causa C-747/22, del 7 maggio 2026, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che il requisito della residenza decennale previsto dalla normativa italiana per l’accesso al reddito di cittadinanza costituisce una forma di discriminazione indiretta nei confronti dei beneficiari di protezione internazionale. Secondo i giudici europei, infatti, pur essendo formalmente applicata in […]
Con sentenza alla causa C-258/24, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che un'associazione cattolica non può licenziare un dipendente per il solo motivo che quest’ultimo ha abbandonato la Chiesa cattolica.
Con sentenza alla causa C-485/24, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che qualora il lavoratore svolga la propria attività in Paesi diversi, va determinata la legge applicabile in caso di cambiamento del luogo di lavoro abituale.
Con sentenza alla causa sulla causa C-525/23, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che per quanto riguarda il permesso di soggiorno per motivi di volontariato, uno Stato membro non può imporre condizioni supplementari per quanto riguarda la prova dell'esistenza di risorse sufficienti.
Con sentenza pubblicata dell’11 settembre 2025 (C-38/24) la Corte di Giustizia Europea ha affermato che il divieto di discriminazione indiretta fondata sulla disabilità, ai sensi della direttiva quadro sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000), si estende anche a un lavoratore che ne […]
Con sentenza dell'11 luglio 2024 (C-196/23) la Corte di Giustizia Europea ha affermato che in caso di pensionamento del datore di lavoro e di successivo licenziamento collettivo dei lavoratori, deve essere comunque attivata la procedura di consultazione dei rappresentanti sindacali.
Con sentenza del 18 gennaio 2024 (C‑218/22) la Corte di Giustizia Europea ha affermato che, ai sensi dell’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE e l’articolo 31, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, è da considerare illegittima la norma nazionale (articolo 5, comma 8, del decreto-legge del 6 luglio 2012, n. 95) che, per ragioni attinenti al contenimento […]